venerdì 28 marzo 2008

Satisfaction...

E' successo di nuovo. Sentirsi orgogliosi, sentire che la magica atmosfera creatasi è merito tuo e di persone che come te credono nella musica. Dopo la magica notte di novembre con gli Chat Perdu, lo scorso sabato ho sentito nuovamente questa stupenda sensazione, una sorta di eccitazione graffiante. Sto parlando del concerto unplugged tenuto dai Marydolls per il Couch Sound all'Arteinte, un evento che definire ben riuscito è poco.
Quando alla fine di una serata sono tutti contenti e soddisfatti vuol dire che le cose hanno funzionato. Vedere tanta gente che ascolta il concerto in silenzio, la coda fuori dalla porta. Vedere i Marydolls in acustico, rivoluzionarsi, mettersi in gioco e sapere che è anche merito della tua insistenza. Vedere i sorrisi e la fatica dei musicisti, sentire Ampe che ci fa i complimenti, leggere sulla faccia di Caterina la sua soddisfazione, sentire l'entusiasmo di Laura per un concerto che forse neanche lei si aspettava. Leggere nei giorni seguenti i commenti entusiasti del pubblico. Bè complimenti: a me, Caterina, Ampe, Marydolls e pubblico.
Soddisfazioni che ripagano tante cose.

Nella sezione concerti trovate le date di aprile e presto arriverrano anche quelle di maggio. Stay tuned!!

Capitolo Pasquetta. La programmata Little Easter in Muscoline è saltata causa pioggia. Dopo lo scoramento iniziale, poco male. Il gentilissimo Ampe ha offerto la propria abitazione alla Badia per una grigliata/pasta fresca /vino rosso. Risultato? Giornata passata in relax con poca, ma buona, compagnia (Laura, Tommo, Claudia, Lucy, Mirco, Man, Marta, Dora, il mitico Roberto aka Hattori Hanzo). Ho perfino giocato a nascondino...







Infine due annunci.
Sulla scia di dEUS, Motorpsycho e Radiohead, ecco un altro grandissimo concerto. Sigur Ròs. Tre date in Italia per la eterea formazione islandese: dall'11 al 13 luglio i "folletti" saranno a Firenze, Roma e Milano. Fanculo la distanza, questa volta credo salterò la data milanese per puntare su quella fiorentina, soprattutto per un motivo: la location. I Sigur si esibiranno infatti presso il Giardino di Boboli, un luogo stupendo, un parco incredibile pieno di verde e storia. Lo visitai ai tempi della gita in quarta superiore e ne rimasi affascinato. Quindi credo proprio si andrà in Toscana.

Grazie a Laura laureata ed al suo viaggio premio, potrò realizzare il mio desiderio di cambiare aria per qualche giorno. Dal 16 al 20 aprile saremo ad Oslo in Norvegia, la città tra boschi e fiordi. Bisogno estremo di viaggio e di cose essenziali. Prima trasferta con il Couchsurfing...vediamo chi sarà il fortunato che ci ospiterà...

Prima delle elezioni dirò la mia in merito... intanto in fondo alla colonna sinistra, dove ci sono le statistiche, c'è un piccolo questionario per capire meglio la vostra posizione politica. Provate...

Mancano pochi giorni all'alba...4 aprile fine stage. Nuova pagina...

Canzone del giorno: "A-Punk" - Vampire Weekend. Dalla mia recensione su Rockol: "Il giovane quartetto newyorkese, salito anch’esso alla ribalta grazie alla rete, ci viene presentato dall’etichetta XL, nuova casa dei Radiohead, fucina di talenti come Adele e M.I.A. e già dimora di White Stripes e Devendra Banhart.La musica dei Vampire Weekend è indie-rock, ma contaminato da una freschezza nuova, proveniente dagli strumenti tipici del continente africano e dei caraibi: percussioni, maracas, chitarrine, organo e quant’altro [...]. Menzione a parte per “A-punk”, secondo travolgente singolo che miscela quanto detto sopra con un travolgente ritmo punkeggiante, creando un’ irresisitibile e folgorante scheggia sonora".
Aprite le finestre e lasciate entrare i vampiri...
Sono graditi commenti...



lunedì 17 marzo 2008

Lager...

Questo post è dedicato a chi ha subito le violenze qui sotto elencate. Ma è dedicato anche a chi quando si parla di G8 crede alle versioni ufficiali, ai black block ed a tutta quella montatura nata per nascondere la verità e per screditare un movimento considerato pericoloso.
La giustizia adesso ha accertato la verità ma nella Repubblica delle Banane, a causa di indulto e prescrizione, tutto filerà via liscio come l'olio (o quasi).
Non credo che l'opinione pubblica, ormai quasi sempre addormentata, si indignerà per questi episodi assurdi, da paese sottosviluppato. Per inciso al governo del Paese in quei giorni c'era Silvio Berlusconi, da pochi mesi salito al governo.
Lo so l'articolo è lungo, ma vi chiedo lo sforzo di leggerlo tutto. Perchè sapere è importante.
Leggendo mi sono venuti i brividi...spero vengano anche a voi. Vuol dire che siete ancora capaci di indignarvi!

da www.repubblica.it

C'era anche un carabiniere "buono", quel giorno. Molti "prigionieri" lo ricordano. "Giovanissimo". Più o meno ventenne, forse "di leva". Altri l'hanno in mente con qualche anno in più. In tre giorni di "sospensione dei diritti umani", ci sono stati dunque al più due uomini compassionevoli a Bolzaneto, tra decine e decine di poliziotti, carabinieri, guardie di custodia, poliziotti carcerari, generali, ufficiali, vicequestori, medici e infermieri dell'amministrazione penitenziaria. Appena poteva, il carabiniere "buono" diceva ai "prigionieri" di abbassare le braccia, di levare la faccia dal muro, di sedersi. Distribuiva la bottiglia dell'acqua, se ne aveva una a disposizione. Il ristoro durava qualche minuto. Il primo ufficiale di passaggio sgridava con durezza il carabiniere tontolone e di buon cuore, e la tortura dei prigionieri riprendeva. Tortura. Non è una formula impropria o sovrattono. Due anni di processo a Genova hanno documentato - contro i 45 imputati - che cosa è accaduto a Bolzaneto, nella caserma Nino Bixio del reparto mobile della polizia di Stato nei giorni del G8, tra venerdì 20 e domenica 22 luglio 2001, a 55 "fermati" e 252 arrestati. Uomini e donne. Vecchi e giovani. Ragazzi e ragazze. Un minorenne. Di ogni nazionalità e occupazione; spagnoli, greci, francesi, tedeschi, svizzeri, inglesi, neozelandesi, tre statunitensi, un lituano. Studenti soprattutto e disoccupati, impiegati, operai, ma anche professionisti di ogni genere (un avvocato, un giornalista...). I pubblici ministeri Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati hanno detto, nella loro requisitoria, che "soltanto un criterio prudenziale" impedisce di parlare di tortura. Certo, "alla tortura si è andato molto vicini", ma l'accusa si è dovuta dichiarare impotente a tradurre in reato e pena le responsabilità che hanno documentato con la testimonianza delle 326 persone ascoltate in aula.

Il reato di tortura in Italia non c'è, non esiste. Il Parlamento non ha trovato mai il tempo - né avvertito il dovere in venti anni - di adeguare il nostro codice al diritto internazionale dei diritti umani, alla Convenzione dell'Onu contro la tortura, ratificata dal nostro Paese nel 1988. Esistono soltanto reatucci d'uso corrente da gettare in faccia agli imputati: l'abuso di ufficio, l'abuso di autorità contro arrestati o detenuti, la violenza privata. Pene dai sei mesi ai tre anni che ricadono nell'indulto (nessuna detenzione, quindi) e colpe che, tra dieci mesi (gennaio 2009), saranno prescritte (i tempi della prescrizione sono determinati con la pena prevista dal reato). Come una goccia sul vetro, penosamente, le violenze di Bolzaneto scivoleranno via con una sostanziale impunità e, quel che è peggio, possono non lasciare né un segno visibile nel discorso pubblico né, contro i colpevoli, alcun provvedimento delle amministrazioni coinvolte in quella vergogna. Il vuoto legislativo consentirà a tutti di dimenticare che la tortura non è cosa "degli altri", di quelli che pensiamo essere "peggio di noi". Quel "buco" ci permetterà di trascurare che la tortura ci può appartenere. Che - per tre giorni - ci è già appartenuta. Nella prima Magna Carta - 1225 - c'era scritto: "Nessun uomo libero sarà arrestato, imprigionato, spossessato della sua indipendenza, messo fuori legge, esiliato, molestato in qualsiasi modo e noi non metteremo mano su di lui se non in virtù di un giudizio dei suoi pari e secondo la legge del paese". Nella nostra Costituzione, 1947, all'articolo 13 si legge: "La libertà personale è inviolabile. È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizione di libertà" La caserma di Bolzaneto oggi non è più quella di ieri. Con un'accorta gestione, si sono voluti cancellare i "luoghi della vergogna", modificarne anche gli spazi, aprire le porte alla città, alle autorità cittadine, civili, militari, religiose coltivando l'idea di farne un "Centro della Memoria" a ricordo delle vittime dei soprusi. C'è un campo da gioco nel cortile dove, disposti su due file, i "carcerieri" accompagnavano l'arrivo dei detenuti con sputi, insulti, ceffoni, calci, filastrocche come "Chi è lo Stato? La polizia! Chi è il capo? Mussolini!", cori di "Benvenuti ad Auschwitz".

Dov'era il famigerato "ufficio matricole" c'è ora una cappella inaugurata dal cardinale Tarcisio Bertone e nei corridoi, dove nel 2001 risuonavano grida come "Morte agli ebrei!", ha trovato posto una biblioteca intitolata a Giovanni Palatucci, ultimo questore di Fiume italiana, ucciso nel campo di concentramento di Dachau per aver salvato la vita a 5000 ebrei. Quel giorno, era venerdì 20 luglio, l'ambiente è diverso e il clima di piombo. Dopo il cancello e l'ampio cortile, i prigionieri sono sospinti verso il corpo di fabbrica che ospita la palestra. Ci sono tre o quattro scalini e un corridoio centrale lungo cinquanta metri. È qui il garage Olimpo. Sul corridoio si aprono tre stanze, una sulla sinistra, due sulla destra, un solo bagno. Si è identificati e fotografati. Si è costretti a firmare un prestampato che attesta di non aver voluto chiamare la famiglia, avvertire un avvocato. O il consolato, se stranieri (agli stranieri non si offre la traduzione del testo). A una donna, che protesta e non vuole firmare, è mostrata la foto dei figli. Le viene detto: "Allora, non li vuoi vedere tanto presto...". A un'altra che invoca i suoi diritti, le tagliano ciocche di capelli. Anche H. T. chiede l'avvocato. Minacciano di "tagliarle la gola". M. D. si ritrova di fronte un agente della sua città. Le parla in dialetto. Le chiede dove abita. Le dice: "Vengo a trovarti, sai". Poi, si è accompagnati in infermeria dove i medici devono accertare se i detenuti hanno o meno bisogno di cure ospedaliere. In un angolo si è, prima, perquisiti - gli oggetti strappati via a forza, gettati in terra - e denudati dopo. Nudi, si è costretti a fare delle flessioni "per accertare la presenza di oggetti nelle cavità". Nessuno sa ancora dire quanti sono stati i "prigionieri" di quei tre giorni e i numeri che si raccolgono - 55 "fermati", 252 "arrestati" - sono approssimativi. Meno imprecisi i "tempi di permanenza nella struttura". Dodici ore in media per chi ha avuto la "fortuna" di entrarvi il venerdì. Sabato la prigionia "media" - prima del trasferimento nelle carceri di Alessandria, Pavia, Vercelli, Voghera - è durata venti ore. Diventate trentatré la domenica quando nella notte tra 1.30 e le 3.00 arrivano quelli della Diaz, contrassegnati all'ingresso nel cortile con un segno di pennarello rosso (o verde) sulla guancia.

È saltato fuori durante il processo che la polizia penitenziaria ha un gergo per definire le "posizioni vessatorie di stazionamento o di attesa". La "posizione del cigno" - in piedi, gambe divaricate, braccia alzate, faccia al muro - è inflitta nel cortile per ore, nel caldo di quei giorni, nell'attesa di poter entrare "alla matricola". Superati gli scalini dell'atrio, bisogna ancora attendere nelle celle e nella palestra con varianti della "posizione" peggiori, se possibile. In ginocchio contro il muro con i polsi ammanettati con laccetti dietro la schiena o nella "posizione della ballerina", in punta di piedi. Nelle celle, tutti sono picchiati. Manganellate ai fianchi. Schiaffi alla testa. La testa spinta contro il muro. Tutti sono insultati: alle donne gridato "entro stasera vi scoperemo tutte"; agli uomini, "sei un gay o un comunista?" Altri sono stati costretti a latrare come cani o ragliare come asini; a urlare: "viva il duce", "viva la polizia penitenziaria". C'è chi viene picchiato con stracci bagnati; chi sui genitali con un salame, mentre steso sulla schiena è costretto a tenere le gambe aperte e in alto: G. ne ricaverà un "trauma testicolare". C'è chi subisce lo spruzzo del gas urticante-asfissiante. Chi patisce lo spappolamento della milza. A. D. arriva nello stanzone con una frattura al piede. Non riesce a stare nella "posizione della ballerina". Lo picchiano con manganello. Gli fratturano le costole. Sviene. Quando ritorna in sé e si lamenta, lo minacciano "di rompergli anche l'altro piede". Poi, gli innaffiano il viso con gas urticante mentre gli gridano. "Comunista di merda". C'è chi ricorda un ragazzo poliomielitico che implora gli aguzzini di "non picchiarlo sulla gamba buona". I. M. T. lo arrestano alla Diaz. Gli viene messo in testa un berrettino con una falce e un pene al posto del martello. Ogni volta che prova a toglierselo, lo picchiano. B. B. è in piedi. Gli sbattono la testa contro la grata della finestra. Lo denudano. Gli ordinano di fare dieci flessioni e intanto, mentre lo picchiano ancora, un carabiniere gli grida: "Ti piace il manganello, vuoi provarne uno?". S. D. lo percuotono "con strizzate ai testicoli e colpi ai piedi". A. F. viene schiacciata contro un muro. Le gridano: "Troia, devi fare pompini a tutti", "Ora vi portiamo nei furgoni e vi stupriamo tutte". S. P. viene condotto in un'altra stanza, deserta. Lo costringono a denudarsi. Lo mettono in posizione fetale e, da questa posizione, lo obbligano a fare una trentina di salti mentre due agenti della polizia penitenziaria lo schiaffeggiano. J. H. viene picchiato e insultato con sgambetti e sputi nel corridoio. Alla perquisizione, è costretto a spogliarsi nudo e "a sollevare il pene mostrandolo agli agenti seduti alla scrivania". J. S., lo ustionano con un accendino. Ogni trasferimento ha la sua "posizione vessatoria di transito", con la testa schiacciata verso il basso, in alcuni casi con la pressione degli agenti sulla testa, o camminando curvi con le mani tese dietro la schiena. Il passaggio nel corridoio è un supplizio, una forca caudina. C'è un doppia fila di divise grigio-verdi e blu. Si viene percossi, minacciati. In infermeria non va meglio.

È in infermeria che avvengono le doppie perquisizioni, una della polizia di Stato, l'altra della polizia penitenziaria. I detenuti sono spogliati. Le donne sono costrette a restare a lungo nude dinanzi a cinque, sei agenti della polizia penitenziaria. Dinanzi a loro, sghignazzanti, si svolgono tutte le operazioni. Umilianti. Ricorda il pubblico ministero: "I piercing venivano rimossi in maniera brutale. Una ragazza è stata costretta a rimuovere il suo piercing vaginale con le mestruazioni dinanzi a quattro, cinque persone". Durante la visita si sprecano le battute offensive, le risate, gli scherni. P. B., operaio di Brescia, lo minacciano di sodomizzazione. Durante la perquisizione gli trovano un preservativo. Gli dicono: "E che te ne fai, tanto i comunisti sono tutti froci". Poi un'agente donna gli si avvicina e gli dice: "È carino però, me lo farei". Le donne, in infermeria, sono costrette a restare nude per un tempo superiore al necessario e obbligate a girare su se stesse per tre o quattro volte. Il peggio avviene nell'unico bagno con cesso alla turca, trasformato in sala di tortura e terrore. La porta del cubicolo è aperta e i prigionieri devono sbrigare i bisogni dinanzi all'accompagnatore. Che sono spesso più d'uno e ne approfittano per "divertirsi" un po'. Umiliano i malcapitati, le malcapitate. Alcune donne hanno bisogno di assorbenti. Per tutta risposta viene lanciata della carta da giornale appallottolata. M., una donna avanti con gli anni, strappa una maglietta, "arrangiandosi così". A. K. ha una mascella rotta. L'accompagnano in bagno. Mentre è accovacciata, la spingono in terra. E. P. viene percossa nel breve tragitto nel corridoio, dalla cella al bagno, dopo che le hanno chiesto "se è incinta". Nel bagno, la insultano ("troia", "puttana"), le schiacciano la testa nel cesso, le dicono: "Che bel culo che hai", "Ti piace il manganello". Chi è nello stanzone osserva il ritorno di chi è stato in bagno. Tutti piangono, alcuni hanno ferite che prima non avevano. Molti rinunciano allora a chiedere di poter raggiungere il cesso. Se la fanno sotto, lì, nelle celle, nella palestra. Saranno però picchiati in infermeria perché "puzzano" dinanzi a medici che non muovono un'obiezione. Anche il medico che dirige le operazioni il venerdì è stato "strattonato e spinto". Il giorno dopo, per farsi riconoscere, arriva con il pantalone della mimetica, la maglietta della polizia penitenziaria, la pistola nella cintura, gli anfibi ai piedi, guanti di pelle nera con cui farà poi il suo lavoro liquidando i prigionieri visitati con "questo è pronto per la gabbia". Nel suo lavoro, come gli altri, non indosserà mai il camice bianco. È il medico che organizza una personale collezione di "trofei" con gli oggetti strappati ai "prigionieri": monili, anelli, orecchini, "indumenti particolari". È il medico che deve curare L. K. A L. K. hanno spruzzato sul viso del gas urticante. Vomita sangue. Sviene. Rinviene sul lettino con la maschera ad ossigeno. Stanno preparando un'iniezione. Chiede: "Che cos'è?". Il medico risponde: "Non ti fidi di me? E allora vai a morire in cella!".

G. A. si stava facendo medicare al San Martino le ferite riportate in via Tolemaide quando lo trasferiscono a Bolzaneto. All'arrivo, lo picchiano contro un muretto. Gli agenti sono adrenalinici. Dicono che c'è un carabiniere morto. Un poliziotto gli prende allora la mano. Ne divarica le dita con due mani. Tira. Tira dai due lati. Gli spacca la mano in due "fino all'osso". G. A. sviene. Rinviene in infermeria. Un medico gli ricuce la mano senza anestesia. G. A. ha molto dolore. Chiede "qualcosa". Gli danno uno straccio da mordere. Il medico gli dice di non urlare. Per i pubblici ministeri, "i medici erano consapevoli di quanto stava accadendo, erano in grado di valutare la gravità dei fatti e hanno omesso di intervenire pur potendolo fare, hanno permesso che quel trattamento inumano e degradante continuasse in infermeria". Non c'è ancora un esito per questo processo (arriverà alla vigilia dell'estate). La sentenza definirà le responsabilità personali e le pene per chi sarà condannato. I fatti ricostruiti dal dibattimento, però, non sono più controversi. Sono accertati, documentati, provati. E raccontano che, per tre giorni, la nostra democrazia ha superato quella sempre sottile ma indistruttibile linea di confine che protegge la dignità della persona e i suoi diritti. È un'osservazione che già dovrebbe inquietare se non fosse che - ha ragione Marco Revelli a stupirsene - l'indifferenza dell'opinione pubblica, l'apatia del ceto politico, la noncuranza delle amministrazioni pubbliche che si sono macchiate di quei crimini appaiono, se possibile, ancora più minacciose delle torture di Bolzaneto. Possono davvero dimenticare - le istituzioni dello Stato, chi le governa, chi ne è governato - che per settantadue ore, in una caserma diventata lager, il corpo e la "dimensione dell'umano" di 307 uomini e donne sono stati sequestrati, umiliati, violentati? Possiamo davvero far finta di niente e tirare avanti senza un fiato, come se i nostri vizi non fossero ciclici e non si ripetessero sempre "con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l'etica, con l'identica allergia alla coerenza"?

Canzone del giorno: "Charlie fa surf" - Baustelle. Il singolo è tratto dal nuovo album "Amen", il quarto capitolo discografico. La band toscana, on the road dal 2000, o la ami o la odi. Io sono più per il primo sentimento. Questo brano rappresenta le atmosfere vintage create da Bianconi e soci, un rock nato negli anni Sessanta, cresciuto con i cantautori ed invecchiato con l'indie-rock.
La canzone è ispirata a "Charlie Don't Surf" un'opera di Maurizio Cattelan, nella quale è rappresentato un bambino con le mani inchiodata al banco di scuola con le matite (a sua volta ispirato ad un dialogo del film "Apocalypse now" che aveva ispirato anche un brano dei Clash "Charlie Don't Surf"). Francesco Bianconi, frontman dei Baustelle, ha dichiarato che si tratta di un canto di ribellione adolescenziale totale, contro istituzioni, scuola, famiglia e soprattutto religione cattolica. Inoltre dipinge i quindicenni d'oggi, protagonisti del brano, come un esercito di piccoli ribelli inquadrati in un anticonformismo di massa.


lunedì 10 marzo 2008

Poi da solo l'urlo diventò un tamburo...

Sono giorni in movimento questi, soprattutto dal punto di vista lavorativo. Non so ancora cosa farò tra un mese, anche se sono orientato a terminare l'avventura in quel dell'ufficio stampa, anche (ma nn solo) a causa delle probabile insufficiente offerta economica. A giorni si definirà definitivamente (scusate il gioco di parole) la questione. Nel frattempo è spuntata un'altra interessante possibilità sempre nel settore, ma preferisco non anticipare nulla fino a che non andrò a discutere personalmente questa opportunità.
Da una parte sento il bisogno di riappropriarmi della mia vita. In questi mesi i ritmi frenetici hanno preso il sopravvento su tantissime cose importanti e su altre più banali, ma necessarie alla mia autonomia: non ricordo il tempo di fare la spesa o pulire casa con calma (che se non fosse per la collaborazione di Laura in questi giorni non sarebbe così pulita), la mia casa, sudata con tante ore di lavoro. Ho paura a volte di perdere di vista le cose veramente importanti, talvolta temo di non saper più riconoscere la vera bellezza e che un tappo mi chiuda la bottiglia delle emozioni. Ma non accadrà. Non a me. Lo giuro.

Sabato è cominciato il Couch Sound ed è stato un grande successo. I Silvergun Superman sono stati bravissimi e l'Arteinte strabordava di gente. Pensate che il vecchio Ampe aveva finito i bicchieri ad un certo punto ed il mix bella musica + ghiotto buffet ha prodotto l'effetto sperato. Inizio col botto, quindi. Un ringraziamento al gruppo, alla Cate ed a tutti coloro che hanno partecipato all'evento.
Vi ricordo che questo sabato ci sarà il Dj Set di Webster con una speciale selezione incentrata sul reggae (che qualcuno non vorrebbe facessimo credendo il genere di sua proprietà, ma si sbaglia di grosso), senza dimenticare qualche incursione nel funk. Ci fidiamo del vecchio cagnaccio e siamo sicuri che non ci deluderà. Vi aspetto sabato alle 19,30 in punto...
A breve on-line il programma di aprile...



Per rimanere in tema musicale breve segnalazione del concerto degli Eels tenutosi venerdì presso il Conservatorio di Milano. Posto stupendo per seguire concerti, Mr.E e socio in splendida forma, due musicisti con i controcoglioni (suonavano entrambi chitarra, piano e batteria) ed ottima compagnia (Jean ed il pazzoide Mamo). Unica nota stonata il comportamento iniziale di una piccola parte di pubblico. Mark Everett ha infatti deciso di proiettare un documentario in inglese sulla vita di suo padre, scienziato incompreso (le cui tesi come spesso accade sono state riconosciute futuristiche solo anni dopo la sua scomparsa), morto suicida. Un argomento sensibile, non per tutti a quanto pare. Si può fischiare una cosa simile? Bah! In ogni caso Mr.E ha poi zittito tutti con la sua musica. Sublime. Non conosco benissimo gli Eels, ma questo concerto mi ha rapito. In avvicinamento.
Ah a luglio arrivano anche i Massive Attack...date papabili Ravenna 19 luglio e Venezia 20 luglio. So many concerts, dudes!!

Venerdì 14 trasferta a Bologna per assistere alla sudata e meritata laurea di Laura in Lingue e Letterature straniere. Ore 10. Complimenti dottoressa!!! Quindi come da accordi poi ti buttiamo nella fontana, ti riempiamo di schiuma da barba e ti tiriamo le uova? Per festeggiare eh!!!
Il primo step è andato! Sii orgogliosa di te!

Sempre venerdì, alla sera, ci sarà il concerto degli Ekeskog al Latte +. Non vedo l'ora di riabbracciare il cantante di ritorno da Parigi per la data bresciana, ovvero il Tommo, del quale segnalo anche una mostra fotografica: "Love is in the air - Un bacio non si rifiuta mai" promossa da Legambiente Brescia e dedicata alla claustrofobica qualità dell'aria nella nostra città, argomento del quale non ho ancora sentito parlare i candidati sindaco di Brescia. Passate quindi fino al 15 marzo presso la sala SS.Filippo e Giacomo in via delle Battaglie,61 zona Carmine (di fianco al cinema nuovo Eden). Orario (lunedì chiuso): 10-12; 15-19.

Vorrei parlare anche di politica, ma per ora mi astengo: sto ancora raccogliendo le idee...

Canzone del giorno: "Com'è profondo il mare" - Lucio Dalla. Questo, secondo chi scrive, è uno dei pezzi più belli della musica italiana. Una melodia semplice e ritmica a base di chitarra acustica e batteria, un coro ed un fischiettìo. E poi le parole. Un testo incredibile, poesia, amore e denuncia, tutto in un brano. Ascoltate con attenzione il testo, mi raccomando. La canzone è targata 1977, anno nel quale Dalla stampa l'album "Com'è profondo il mare", un disco veramente interessante che ho scoperto (nel senso che l'ho ascoltato con cura) di recente, il primo in cui i testi furono interamente scritti dallo stesso cantautore bolognese. Il filmato è dello stesso anno, tratto da una tv che forse all'epoca era un po' meglio dell'attuale: sullo sfondo fate attenzione che si vedono due famosi attori napoletani: chi sono? Fatemi sapere, nella sezione Commenti, cosa ne pensate del brano. Non abbiate timori. Personalmente lo adoro.
P.s. Vorrei scrivere alcune parole del testo ma è talmente denso che è impossibile scegliere dei passi senza fare un torto agli altri. Scopritelo da voi...




lunedì 3 marzo 2008

Tuffi...

E così ci tuffiamo alla fine degli anni Novanta! Dopo Portishead e dEUS tornano in Italia anche loro ed io cercherò assolutamente di non mancare!
Ladies and gentlemen from Trondheim (Norvegia)...Motorpsycho!
Il 25 maggio all'Alcatraz. Presenti. E' da ben sette anni che me li perdo (li vidi nel 2001 alla Festa di Radio Onda d'Urto, ma non li conoscevoi ancora bene), ma questa volta voglio esserci. Il loro ultimo album "Black hole/Black canvas" li ha riportati ai livelli di un tempo, un doppio lavoro di sano rock con i cambi di tempo tipici della band scandinava e con inserti psichedelici da paura. Inoltre dal vivo si buttano molto sul vecchio repertorio e non vedo l'ora di sentire i pezzi tratti da "Demon box", "Timothy's monster" e "Blissard". Il calendario concerti si arricchisce sempre più! Evvai!!!

Piccolo e (cir)conciso parere sul Festival di Sanremo. La scelta degli artisti secondo me quest'anno è stata meno peggio del solito: non c'erano solo vecchie glorie ma anche Frankie Hi-Nrg, Gazzè, Tiromancino, L'Aura, gente che, piaccia o meno la loro musica, è giovane e simbolo della scena musicale italiana odierna. Certo la formula andrebbe abbreviata, velocizzata e modernizzata, così come la cosidetta Giuria di Qualità andrebbe affidata a gente competente (l'unico del settore quest'anno era Cecchetto) e non ad Emilio Fede!!
Però è anche vero che se Sanremo andrebbe aggiornato e confrontare canzoni italiane stupende come quelle dell'ultimo album di Paolo Benvegnù con alcune del Festival fa rabbia, d'altra parte bisogna ricordare che il Festival è un simbolo nazional-popolare e non un festival di musica indie e come tale va trattato. Il ringiovanimento ci vuole, ma forse, a differenza della politica che andrebbe rinovata da capo a fondo, il Festival deve mantenere alcuni suoi tratti che lo contraddistinguono. Insomma non si può togliere a Sanremo la propria identità. L'anno prossimo però speriamo in tre serate che magari finiscano alle 11,30 e con nomi che attirino maggiormente anche noi "ggggiovani"...

La stanchezza in questi giorni è abbastanza presente nella mia vita. In ogni caso il mio stage durerà ancora un mese e poi stop. Con molte probabilità la mia avventura in quel di Grumello terminerà, ma devo dire che mi sta insegnando molto: posso dire di aver imparato il lavoro di un ufficio stampa musicale e non è poco. Inoltre ho arricchito le mie conoscenze nel campo ed i miei contatti. Questi erano i miei obiettivi primari quando ho cominciato e li ho raggiunti. E vi dirò che ora ho anche voglia di rallentare un po' quindi se l'avventura terminerà il 5 aprile va bene così: avrò più tempo per prendermi cura di me! 55 ore di lavoro alla settimana si possono fare per un po', per raggiungere uno scopo ma non possono essere la normalità.
Non per me.

In questi giorni pensavo in quali posti mi piacerebbe fare un viaggio se avessi parecchie possibilità economiche. Un posto che mi affascina molto, soprattutto in questo periodo è la Nuova Zelanda, seguito dal Sudafrica ed in particolare Città del Capo. Devono essere luoghi incredibili, per motivi diversi: il primo nella natura ed in una civiltà fortemente rispettosa dell'ambiente e della cultura (basti pensare che qui un gruppo reggae/dub come i Fat Freddy's Drop è arrivato al primo posto in classifica); il secondo mi affascina per le sue contraddizioni e per la sua posizione i fondo all'Africa. Inizierò a documentarmi...chissà che un giorno diventi benestante. Voi? Dove andreste se ne aveste la possibilità? Dite la vostra!

Canzone del giorno: "Silver stallion" - Cat Power. Si intitola "Jukebox" l'ultimo album di Chan Marshall, alias Cat Power, splendida songwriter americana , senza dubbio una delle cantanti più capaci (e affascinanti) del rock indipendente. In questo nuovo disco la gattina ha ripetuto un'operazione già tentata, con un risultato stupendo, otto anni fa con "The Covers record": rifare canzoni altrui con la sua velluata voce. Già può sembrare un'operazione banale ma non è così per due motivi: la sua capacità (e dei suoi musicisti) e il repertorio selezionato. Cat non rifà canzoni note al grande pubblico ma, per la gran parte, pesca nello sterminato archivio delle radici blues, country e folk americano.
"Silver stallion" ad esempio è un brano degli Highwaymen, ovvero una superband composta da Johnny Cash, Willie Nelson, Kris Kristofferson e Waylon Jennings, datato 1990.
Questa è una performance live tratta dal dietro le quinte di una trasmissione di culto americana come il Jools Holland Late NIght Show. Godetevelo e commentate se vi va.
Ah, tanto per intenderci, "Jukebox" è un gran disco...da consumare preferibilmente dopo il calare del sole.