lunedì 25 agosto 2008

Stanno ammazzando l'Ape Maia

Ci stanno fottendo tutti. Oggi non ce la faccio. Non sopporto di essere ammazzato giorno dopo giorno, piano piano. Oggi crollo. La diga delle lacrime tracima e la paura si fa concreta.
Stanno distruggendo tutto. I nostri bisogni sono alterati, la natura è alterata.
La notizia che la api stanno scomparendo mi ha sconvolto. I rischi per il mondo e per la razza umana sono elevatissimi. Se muore l'ape Maia in pochi anni ce ne andiamo anche noi.
Einstein, uno che raramente ha sbagliato nelle sue conclusioni, disse: "Se l’ape scomparisse, all’uomo resterebbero quattro anni di vita”.
Telegiornali che inseriscono la notizia alla fine dell'edizione (prima della vittoria della squadra di calcio), politici che discutono di come salvare il più potente di loro dai crimini commessi, i soldati nelle strade.
Il problema è enorme. Dove sono finite anche le lucciole? E quanti grilli e cavallette in meno ci sono?
Non importa, andiamo avanti. Dobbiamo arrivare alla fine del mondo con il conto in banca pieno. Quando sarà l'ora vogliamo vederla dal finestrino di un bel SUV o davanti ad uno splendido televisore al plasma. Gente depressa e codarda, con le emozioni infilate nel buco del culo perchè fanno troppa paura.
Sono convinto che l'uomo della strada sia quasi quasi contento della morìa di tali insetti, così non dovrà più avere a che fare con questi esseri rompicoglioni.
Cosa posso fare? Mi sento così piccolo di fronte a tutto ciò. Mi aggroviglio cuore, cervello e pancia per stare bene con me e con il mondo e tutto questo potrebbe essere inutile.
Un giorno mi piacerebbe avere un figlio, ma con quale egoismo potrei inserirlo in un mondo simile? Oggi, scosso dalla rabbia, mi sento di affermare che forse la razza umana ha perso completamente la direzione e la sua fine è inevitabile, forse...giusta.
E la diga continua a tracimare...

da www.beppegrillo.it

Se vedete un’ape che muore, preoccupatevi. Albert Einstein disse: “Se l’ape scomparisse, all’uomo resterebbero quattro anni di vita”.
Le api producono miele, pere, mele, pomodori, trifoglio, erba medica, latte, carne. Trasportano il polline e trasformano il mondo in cibo. Le api, un bioindicatore dell’ambiente, sono una specie a rischio. Oggi loro, domani noi. Il Guardian nell’articolo “Honeybee deaths reaching crisis point” riporta che un terzo dei 240.000 alveari britannici è scomparso durante l’inverno e la primavera. Il ministro inglese Rooker ha dichiarato che, se non cambierà nulla, entro dieci anni non ci sarà più un’ape nell’isola. Le api contribuiscono all’economia britannica per 165 milioni di sterline all’anno per la produzione di frutta e verdura. Oltre al miele naturalmente. La Honey Association prevede che il miele locale sarà finito in Gran Bretagna entro Natale. Riapparirà sulle tavole soltanto nell’estate del 2009.
La crisi è mondiale. Il maggior produttore di miele è l’Argentina che ha ridotto del 27% le sue 75.000 tonnellate annue. Negli Stati Uniti (-25% degli alveari nel 2008) e nel resto del mondo le api ci stanno lasciando. In Italia è una strage. Nel 2007 sono morte il 50% delle api, persi 200.000 alveari e 250 milioni di euro nel settore agricolo. Ma non è una priorità. Gli inutili soldati nelle strade, il bavaglio alla Giustizia con la separazione delle carriere, le impronte ai bambini Rom, il lodo Alfano per la messa in sicurezza della banda dei quattro, gli inceneritori della Impregilo. Queste sono priorità!
Perché le api muoiono? Per l’ambiente, il clima, la varoa (un acaro), i pascoli trasformati in coltivazioni di soia per i biocarburanti, per i pesticidi, l’inquinamento dei corsi d’acqua. Gli alveari si spopolano per il fenomeno del CCD (Colony Collapse Disorder) perché la razza umana sta avvelenando il mondo.
Qualcosa in Italia si può fare e subito. Vietare l’uso dei pesticidi nicotinoidi. In Francia lo hanno già fatto. Sulle api hanno l’effetto della nicotina. Gli fanno perdere il senso dell’orientamento, non riescono a ritornare nell’alveare e muoiono.
Chi usa o produce un pesticida nicotiniode mette a rischio, oltre alle api, anche la nostra sopravvivenza.
Chi avvelena un’ape, avvelena anche te.
da www.beppegrillo.it

Il principale produttore dei pesticidi nicotinoidi è la Bayer, il colosso farmaceutico già responsabile di altre belle faccende. Con questi agenti chimici guadagnano 800 milioni di euro all'anno. Iniziamo noi a boicottare i loro prodotti.







Canzone del giorno: "Satan eats Seitan" - Julie's Haircut. Una canzone strumentale stupenda ed un video eccezionale adatto al tema del giorno.
Tratta dall'ultimo album della band emiliana "After Dark, My Sweet", un lavoro in cui la psichedelia ha la meglio sul pop e sull'indie-rock. Capolavoro.

lunedì 4 agosto 2008

Comunque è andata è stato un successo...

Portare a termine un'esperienza alla quale si punta da molto tempo è fantastico. Ti dona una forza incredibile ed importa fino ad un certo punto come sia stato il cammino, perchè la gioia di avercela fatta è superiore e potente. Come dire...comunque vada sarà un successo.
Qualcosa di simile posso dire per il mio primo viaggio in solitaria in Irlanda. Prima della partenza ho ricevuto parecchie, legittime, domande sulla mia scelta di andare da solo. Ci sono mille motivi e nessuno, credo che l'unica spiegazione sia che volevo provare questa esperienza, un'avventura che anni fa mi sembrava impraticabile.
Sono ormai rientrato da otto giorni ed ho avuto il tempo di far amalgamare dentro me tutto ciò che mi è successo, le emozioni che ho provato.




Sento ancora. L'ospitalità, le belle conversazioni e due persone davvero splendide come Veronica e Eva a Dublino. Il sorriso del loro amico irlandese Dave. Il sapore di una Guinness bevuta nella vecchia fabbrica, con vista mozzafiato a 360 gradi sulla capitale. I viaggi in autobus in mezzo ai paesini ed infinite distese di erba verde, mucche e pecore. L'enorme casa di studenti dove sono stato ospitato a Cork dalla giovane hippy Donna. La sensazione di sentirsi fuori luogo. Uno splendido pub corkoniano e pinte di Murphys. Una colazione grassa e sostanziosa in un bar terribilmente carino. L'arrivo nel paesino di Dingle ed i suoi colori mozzafiato. La stranezza del musicista Brianin e la sua tana umida dove ho riposato. La musica tradizionale. Un piccolo traghetto verso l'isola disabitata di Blasket. Due ore solo con il mare, erba soffice e cielo azzurro. Gli occhi umidi ascoltando "Hafsòl" dei Sigur Ròs in una zona remota dell'isola, solo con me stesso e la dirompente bellezza dei colori. La voglia di uscire dal guscio e la paura.
E ancora l'accogliente viso dello spagnolo Guillermo a Galway. Il cielo grigio e rosso sul fiume e decine di artisti di strada. La magia di Inish Mòr sulle isole Aran. Una bicicletta e quattro amici ( e la consapevolezza che non li vedrai più) con i quali girare tutta l'isola. La sensazione indescrivibile di sentirsi fottutamente vivo, del mare blu a picco sotto di te, la forza del vuoto e dell'aria che ti spettina. Una serata nel West side di Galway, la birra Smithwick e delle persone splendide da tutto il mondo. La messicana Sandra e la francese Amandine. La vitalità dell'irlandese Adrian, di Liam e soci, suonare e ballare a casa loro fino alle 5 del mattino. Sentire che..."cazzo mi sto godendo davvero il viaggio adesso che devo tornare a casa". Il sapore dell'ultima Guinness. Luci. Ombre. Vita.
In ogni caso alla paura gliel'ho messo nel culo.



Il 28 luglio è stato il mio 27esimo compleanno. Ringrazio con il cuore tutti quelli che mi hanno fatto gli auguri, regali e che sono venuti alla piccola festa che ho organizzato venerdì da Ampe all'Arteinte. Grazie riga'''''!!!

Quindi oggi... dovrei ospitare per due giorni una coppia belga tramite il Couchsurfing, la settimana prossima ultimi giorni di ferie con Laura destinazione Lucera, all'insegna del massimo relax e riposo (11/18 agosto).
Al ritorno tante novità. Un nuovo co-inquilino da cercare (eh si il caro Jean mi abbandona tra poco), anzi se qualcuno è interessato si faccia avanti. Un nuovo lavoro da cominciare.
Tanto non finisce mai...

Canzone del giorno: "One day like this" - Elbow. Questa canzone è tratta dall'ultimo disco degli Elbow "The seldom seen kid", quarto lavoro della band di Manchester capitanata da Guy Garvey. Un album leggero ed emozionante allo stesso tempo, una fusione di rock, folk, malinconia e freschezza. In particolare questo brano mi ha accompagnato durante il mio viaggio irlandese: i violini, le parole ed i cori finali giocano con il cuore.

"Someone tell me how I feel
It’s silly wrong but vivid right
Oh, kiss me like the final meal
Yeah, kiss me like we die tonight"