lunedì 17 novembre 2008

Non è un paese per...me

Sono qui che penso a come buttare giù quello che ho da dire da alcune settimane e che per motivi vari non ho ancora avuto modo di scrivere.
Inizio e cancello decine di volte il mio post finchè opto per enunciare il mio pensiero nel modo più semplice e chiaro possibile, anche se talvolta risulterà forse confuso e ripetitivo, causa elevata emotività: sto perdendo totalmente la speranza per il mio Paese.

E' una sensazione brutta da provare ed è sempre più forte da quando negli Stati Uniti, paese che negli ultimi anni ha fatto una serie incalcolabile di errori, è stato eletto il nuovo presidente Barack Obama.
E' tutto da vedere ciò che quest'uomo riuscirà veramente a fare, ma se non altro è una speranza, una voglia inconfutabile di cambiamento da parte del popolo americano: per la prima volta un afro-americano, per la prima volta un 47enne, per la prima volta un candidato che raccoglie fondi tra le gente, da internet e non dalle grandi lobbies, per la prima volta un presidente americano che al suo discorso d'insediamento afferma: "Dovrò rispondere solo al popolo e non alle lobby di Wall Street" e che tra le priorità inserisce la questione ambientale e grandi investimenti sulle energie rinnovabili.
Gli americani hanno avuto coraggio. Hanno scelto di cambiare, hanno avuto modo di scegliere una persona davvero nuova. C'è una luce all'orizzonte, una luce che se sarà davvero luminosa, potrà influenzare anche altri paesi al cambiamento.
E poi c'è l'Italia.
Un paese dove ogni giorno si è costretti a sentire e leggere costanti passi indietro. Il problema di questa cazzo di nazione è che non si vuole cambiare: è sempre stato così, troppa gente trae vantaggio dall'arretratezza (e non parlo solo della criminalità) e dal mantenere valide certe convenzioni, mentalità e comportamenti dannosi. In tutto il mondo siamo conosciuti come il paese dei furbi, un modo di fare che ci è stato di vitale importanza nella seconda guerra mondiale, per sopravvivere, ma che non è più andato via.
Credo sia un momento storico fondamentale. O si va avanti e si ha il coraggio di fare scelte innovative e cambiare o si va nella merda. L'Italia ovviamente guarda al passato, guarda al carbone, guarda al nucleare, guarda al benessere sconsiderato ed irraggiungibile degli anni Ottanta, ignora tre cose fondamentali: istruzione, ricerca e cultura.

Sono incazzato. Troppo. Non si può vivere con la costante sensazione di essere preso per i fondelli, camminare con un grosso bastone infilato nel culo e far finta di niente. Pochi siamo consapevoli, forse tutti un po' inconsciamente colpevoli della situazione. Bisogna uscire dalla merda in cui si sguazza per poter guarire, forse da qui è troppo difficile.
Sta per cominciare, anzi è già cominciato, un periodo di emigrazione di cervelli. Per i ricercatori, per i professori, per gli artisti, per i giornalisti liberi e soprattutto per chi ha voglia di un futuro diverso qui non c'è speranza.
Altrove non funziona tutto in modo perfetto, per carità, ma alzandosi non si ha quello sgradevole sentore di marcio e vecchio in ogni luogo.

Qualche giorno fa si è andati a Monaco a sentire i Mogwai (a proposito, grandissimo concerto) con Jean, Berga, Gianluca e Mone, ragionando un sacco su queste cose, vedendo un paese civile come la Germania e confrontandolo con il nostro, pensando che è bello alzarsi la mattina e poter decidere di non doversi sempre arrangiare e ripiegare a fare lavoretti del cazzo per sbarcare il lunario.
Abbiamo conosciuto Mikael svedese del Couchsurfing che ci ha ospitato. La sua libertà di scelta ci ha impressionato. A Monaco fa l'ingegnere, sta bene, ma sta decidendo se tornare in Svezia dove ci sono un sacco di opportunità.
Da noi no, le opportunità sono finite, le prospettive sono nere e questa cazzo di nazione e la maggior parte della sua gente vivono da morti inconsapevoli.
E' un paese per vecchi...

Tanto per incazzarci ancora un po', proprio in questi giorni l'assessore alla Mobilità del comune di Brescia Nicola Orto ha proposto di: riaprire Piazza Duomo al parcheggio, installare nuovi parcheggi in Corso Magenta, di riservare i parcheggi per i residenti dalle 16 alle 20 anche ai non residenti ed altre simpatiche trovate come questa. Per un centro vivibile e pulito, un comodo parcheggio. Pazzi davvero.
Anche se probabilmente (ed inevitabilmente) il mio futuro sarà altrove, finchè sarò qui combatterò, non riesco a fare altrimenti. Talvoltà però la tentazione di dire "voi fatte quel cazzo che volete, io levo le ancore" e molto molto forte.

Canzone del giorno: "Paris" - Friendly Fires. Scoperti grazie al consiglio di Mazzu Tiziano, ecco un giovane gruppo inglese al primo album. Un incontro tra elettronica, funk, indie-rock e new-wave.
Questo pezzo è sognante e colorato, tratto dall'eponimo album di debutto. A breve la recensione su Rockol...
"One day we're gonna live in Paris... We’re gonna live it up
I promise
Just hold on a little more
And every night we’ll watch the stars".